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Elencare la Cina tra i “manipolatori della valuta” danneggia il mondo intero

9 Agosto 2019 News Orient Express


Di recente, il Dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti ha inserito la Cina tra i “manipolatori del tasso di cambio”, violando le regole multilaterali e andando a distruggere il consenso globale. Quest’azione estremamente irresponsabile e brutta non solo danneggerà il mondo ma porterà essi stessi a mangiare il proprio amaro frutto.

Allo stato attuale, unilateralismo e protezionismo sono in aumento e anche i rischi al ribasso che il mondo si trova ad affrontare stanno crescendo. Quali due maggiori economie mondiali e della catena del valore globale, le relazioni economiche e commerciali bilaterali influenzano le prospettive di crescita economica globale. Dallo scorso anno, gli Stati Uniti hanno alzato le tariffe doganali sulla Cina, danneggiando non solo il commercio e gli affari bilaterali, ma arrecando anche un grave impatto agli investimenti e ai consumi globali. Di recente, gli Stati Uniti hanno palesemente violato i criteri di riconoscimento per l’elenco di monitoraggio delle politiche sui tassi di cambio da essi stessi pubblicati nel 2016, e forzatamente elencato la Cina tra i “manipolatori della valuta”, il che avrà senza dubbio un ulteriore impatto sulle relazioni bilaterali, innescherà turbolenze nei mercati finanziari globali e ostacolerà seriamente il commercio internazionale e la ripresa economica globale.

Secondo il Wall Street Journal, definire la Cina “manipolatore della valuta” trasmette un brutto messaggio al mercato finanziario, comportando maggiori rischi per la crescita economica degli Stati Uniti. L’ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti Lawrence Summers ha sottolineato che l’elencazione degli Stati Uniti della Cina come “manipolatore della valuta” non è in linea con la verità e minerà la credibilità del governo degli Stati Uniti.
Dalla crisi finanziaria asiatica del 1997 alla crisi finanziaria globale del 2008 fino alle controversie commerciali provocate dagli USA a partire dal 2018, la Cina ha sempre aderito al sistema di cambi determinato dal mercato, senza intraprendere una svalutazione competitiva né utilizzare il tasso di cambio come strumento politico contro le agitazioni esterne, e riflettendo tramite queste azioni effettive la propria responsabilità di grande economia nei confronti della crescita globale. Qualsiasi siano le voci sparse da alcune persone negli Stati Uniti sul tasso di cambio del RMB, non potranno ingannare la comunità internazionale. Essi stessi pagheranno il doppio costo sia della recessione economica che della perdita del credito statale.


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