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Gli USA ricorrono ad argomentazioni irrazionali per sottrarsi alla responsabilità

5 Agosto 2019 News Orient Express


Il 4 luglio, il consulente commerciale degli Stati Uniti alla Casa Bianca, Peter Navarro, ha dichiarato che la Cina deve porre fine ai cosiddetti “sette peccati capitali”, e solo allora gli Stati Uniti annulleranno le tariffe doganali sui beni cinesi. Al contempo, ha aggiunto che la parte statunitense si sta preparando a continuare i negoziati negli Stati Uniti a settembre. Da un parte gli Stati Uniti utilizzano le tariffe doganali per intimidire, adducendo la Cina di “accuse” senza fondamento, dall’altra vogliono continuare i negoziati con la Cina, la logica di queste persone negli Stati Uniti è davvero assurda.
I cosiddetti “sette peccati capitali” elencati da Navarro si riferiscono alla salvaguardia della proprietà intellettuale, al trasferimento di tecnologia, ai sussidi alle imprese statali e alla regolamentazione del fentanyl, tutti cliché che distorcono i fatti e screditano la Cina, completamente infondati e irrazionali.
La salvaguardia della proprietà intellettuale, ad esempio, è l’inevitabile requisito inerente allo sviluppo guidato dall’innovazione della Cina e negli ultimi anni i risultati nella salvaguardia della proprietà intellettuale conseguiti dalla Cina sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale. Prendendo il numero di domande straniere per la proprietà intellettuale come esempio, si tratta di un “indicatore del vento” e di un “barometro” riflettente il livello di salvaguardia della proprietà intellettuale e l’ambiente aziendale di un paese, e nella prima metà del 2019, il numero di domande straniere per brevetto d’invenzione in Cina ha raggiunto le 78.000, con una crescita su base annua dell’8,6%; il numero di domande per marchi stranieri in Cina ha raggiunto le 127.000, con un incremento su base annua del 15,4%. Questi dati riflettono pienamente la ferma fiducia delle entità dell’innovazione globali nella salvaguardia della proprietà intellettuale della Cina. L’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale ha recentemente pubblicato la classifica del Global Innovation Index 2019 in cui Cina ha continuato a salire piazzandosi dal 17esimo posto del 2018 al 14esimo. In merito, il direttore generale dell’organizzazione, Francis Gurry, ha commentato: “la Cina è ora leader nel sistema globale della proprietà intellettuale”.
Riguardo alla questione di regolamentazione del fentanyl ad esempio, la Cina ha attualmente 25 varietà di sostanze di fentanyl, superando le 21 varietà come stipulato dalle Nazioni Unite. Dal primo maggio di quest’anno, la Cina ha effettuato la tubulazione delle sostanze di fentanyl, il che significa che considera tutte le sostanze di fentanyl delle droghe, e la regolamentazione più rigorosa rispetto alle misure di controllo statunitensi ha conseguito l’apprezzamento di tutta la comunità internazionale, tra cui la Drug Enforcement Administration statunitense. Il motivo principale della proliferazione del fentanyl negli Stati Uniti è il diffuso abuso di antidolorifici da prescrizione nel Paese, inoltre al contempo il relativo lavoro antidroga non viene svolto bene, quindi la questione non è causata da fattori esterni e ancor meno si tratta di una responsabilità della Cina.
Ognuno dei cosiddetti “sette peccati capitali” elencati da Navarro è falso, un’indiscreta apposizione di etichette e un’apposita intenzione di mettere in cattiva luce. Il motivo per cui in questo momento sta rilanciando le solite accuse è dovuto al fatto che gli Stati Uniti intendono imporre una nuova tariffa doganale del 10% sui 300 miliardi di dollari dei prodotti cinesi importati dagli Stati Uniti, il che negli ultimi giorni è stato fortemente contrastato nel Paese, che ritiene generalmente che ciò causerà un danno maggiore all’economia americana. Tuttavia, un numero molto limitato di persone negli Stati Uniti ha ignorato le opinioni dell’opposizione, e continua a versare acqua sporca sulla Cina, a trovare una scusa per imporre nuove tasse doganali e a sottrarsi alla propria responsabilità per le proprie azioni che danneggiano l’economia degli Stati Uniti.
La verità non può essere nascosta. Il bullismo commerciale alla fine ha danneggiato gli stessi Stati Uniti e, in definitiva, i consumatori e le imprese americane. Secondo una recente ricerca di Goldman Sachs, il precedente ciclo di tariffe doganali sui 200 miliardi di dollari di merce cinese porterà a un aumento di 0,2 punti percentuali del tasso d’inflazione di base negli Stati Uniti. Se vengono imposte tariffe doganali su 300 miliardi di dollari di prodotti cinesi, il tasso d’inflazione di base degli Stati Uniti aumenterà di 0,5 punti percentuali.
Durante le interviste con diversi media americani negli ultimi due giorni, a Navarro è stato più volte chiesto chi assumerà l’onere delle tasse doganali. Sebbene abbia sostenuto che non sarebbe stato a carico dei consumatori americani, l’host della CNN ha citato i dati del produttore di divani funzionali americani La-Z-Boy che dopo l’ultimo turno di tariffe, ha dovuto aumentare di 42 dollari il prezzo dei divani che venivano venduti precedentemente al prezzo di 120 dollari. L’host della Fox ha anche sottolineato che il rapporto del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha riconosciuto che le tariffe doganali hanno causato un aumento dei prezzi interni negli Stati Uniti. A destare interesse è che Navarro, innanzi alle domande e alle prove presentate dagli host, ha deliberatamente evitato di rispondere ed ha ancora una volta scelto di esser “sordo” e “ceco”.
L’aumento unilaterale delle tariffe dagli Stati Uniti sulla merce cinese è il punto di partenza degli attriti economici e commerciali sino-statunitensi. Se le due parti saranno in grado di raggiungere un accordo, le tariffe imposte dovranno essere completamente annullate. Se gli Stati Uniti vogliono veramente risolvere il problema, devono imparare a trattare la Cina in modo paritario e rispettoso, prendersi cura delle preoccupazioni fondamentali della Cina e affrettarsi a ripassare la lezione del consenso raggiunto dai due capi di Stato di Cina e Stati Uniti a Osaka.


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