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L’Occidente deve trarre lezione dalle esperienze maturate nella lotta al terrorismo nel Xinjiang

16 Luglio 2019 News Orient Express


Di recente, gli ambasciatori di 37 diversi Paesi, tra cui Russia, Arabia Saudita e Pakistan, hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei diritti umani e all’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, nella quale hanno valutato positivamente i risultati dello sviluppo della causa dei diritti umani nel Xinjiang e i risultati raggiunti nella lotta al terrorismo e agli estremismi. Ciò dimostra che la comunità internazionale fornisce una valutazione imparziale sullo sviluppo del Xinjiang e che certi Paesi occidentali non riusciranno a infangare la regione ea esercitare pressioni sulla Cina in nome dei “diritti umani”. Dovrebbero imparare dalle esperienzematurate nella lotta al terrorismo nel Xinjiang per risolvere i propri problemi.

È da notare che molti dei 37 Paesi che hanno firmato la lettera sono Paesi islamici. I diplomatici di alcuni di questi Paesi hanno visitato il Xinjiang nel giugno scorso, guardando con i propri occhi la situazione attuale caratterizzata da un rapido sviluppo economico e da stabilità sociale. La valutazione che hanno fornito in merito alla questione del Xinjiang è convincente. Ciò rende assolutamente inconsistenti le recenti calunnie e accuse orchestrate da 22 Paesi, per lo più europei, sulle politiche religiose e sui diritti umani nel Xinjiang. Questi Paesi usano semplicemente il pretesto dei “diritti umani”, adottano due pesi e due misure sul problema del terrorismo e utilizzano la questione del Xinjiang per interferire brutalmentenegli affari interni della Cina.

Dagli anni ’90, le “tre forze” del Xinjiang hanno spesso commesso gravi attentati terroristici, causando la morte di un gran numero di persone innocenti e minando lo sviluppo economico e sociale della regione. A questo proposito, il governo cinese ha adottato misure per salvaguardare la stabilità sociale nel Xinjiang e per combattere e scoraggiare i terroristi: questa è la più grande difesa e protezione dei diritti umani nel Xinjiang.

Un’importante misura è stata l’istituzione di centri di istruzione e formazione professionale volti a educare e recuperare coloro che hanno compiuto atti criminali minori o attività illecite. Nei centri di istruzione e formazione sono stati istituiti corsi di insegnamento specifici incentrati sullo studio della lingua di uso comune a livello nazionale, sulle conoscenze giuridiche, sulle competenze professionali e sulla de-estremizzazione. Attraverso varie modalità come “formazione intensiva, alloggio nei dormitori dell’istituto e formazione pratica” viene offerta una formazione professionale gratuita. Puntando alla creazione di posti di lavoro,l’obiettivo è eliminare alla radice l’ambiente e il terreno in cui prosperano il terrorismo e l’estremismo religioso e sventare gli attentati terroristici prima che si verifichino. Molti locali che sono stati influenzati da pensieri estremistihanno detto che, attraverso lo studio, sono riusciti a tirarsi fuori dai percorsi che portavano alla cattiva strada.

La pratica ha dimostrato che questa misura di prevenzione adottata per contrastare il terrorismo, ossia l’istituzione di Centri di istruzione eformazione, ha prodotto risultati evidenti. Da circa 3 anni non si verificano attentati terroristici nelXinjiang. Nel 2018 il PIL del Xinjiang è cresciutosu base annua del 6.1%; i turisti nell’arco dell’intero anno hanno superato i 150 milioni, con un tasso di crescita di oltre il 40%. Laos, Serbia, Burundi, Somalia, Nepal e altri Paesi hanno dichiarato che l’Occidente, quando parla dei cosiddetti “Campi di rieducazione”, non fa altro che diffondere calunnie. Le esperienze maturate nell’anti-terrorismo e nella de-estremizzazionenella regione autonoma cinese del Xinjiang meritano di essere studiate dalla comunità internazionale. Il sottosegretario per l’anti-terrorismo dell’Onu Vladimir Ivanovich Voronkova metà giugno ha visitato il Xinjiang e ha avuto un approfondito scambio di vedute con la parte cinese su diverse questioni, come la situazione dell’anti-terrorismo a livello internazionale e il rafforzamento della cooperazione in questo campo.

Il terrorismo e l’estremismo sono sfide comuni per l’intero pianeta. Anche i Paesi occidentali ne sono colpiti, e se usano due pesi e due misure su tale problema, la situazione gli si ritorcerà solo contro. Certi Paesi occidentali dovrebbero visitare il Xinjiang, dare un’occhiata, e studiare le esperienze maturate nella lotta al terrorismo nella regione, in modo da trarre utili lezioni per risolvere i propri problemi.


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