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Le “tre bugie” di alcuni politici britannici su di Hong Kong

5 Luglio 2019 News Orient Express


Recentemente, in seguito alle violenze di un gruppo di estremisti all’interno della sede del Consiglio Legislativo della regione ad amministrazione speciale di Hong Kong, alcuni politici britannici hanno accusato la Cina con la Dichiarazione congiunta sino-britannica, già conclusa, annunciando il sostegno ai cittadini di Hong Kong nelladifesa della loro libertà guadagnata dalla Gran Bretagna, e che il governo della regione non può considerare le violenze come una scusa per la soppressione. Queste esternazioni che hanno invertito il bianco con il nero e hanno fatto confusione tra violenze e la realtà presentano tantissimi errori. Le parole di quei politici costituisconoun incoraggiamento ai criminali e insieme un brutale intervento negli affari interno di Hong Kong e della Cina, danneggiando senza ombra di dubbio i rapporti tra Cina e Gran Bretagna.

Anzitutto, la Dichiarazione congiunta fra Cina e Gran Bretagna è stata un documento firmato nel 1984 tra i due paesi sulla ripresa di sovranità cinese su di Hong Kong e sui lavori durante il tempo transitorio. Il primo luglio 1997 dopo il ritorno alla madrepatria di Hong Kong, tutti i diritti e obblighi britannici scritti nella Dichiarazione sono stati estinti e il documento è stato storicamente archiviato. Dopo il ritorno di Hong Kong alla madrepatria, la Gran Bretagna non può più esercitare su di essa alcun diritto di sovranità, di amministrazione e supervisione e non è tenuta ad assumersi alcuna cosiddetta “responsabilità morale”. Il governo cinese amministra la regione in accordo alla sua legge fondamentale e alla Costituzione.

In secondo luogo, alcune personalità britanniche secondo cui i cittadini di Hong Kong hanno guadagnato la loro libertà durante l’amministrazione del Regno Unito hanno sparso le voci assurde dicendo che ad Hong Kong non esiste più democrazia reale dopo il ritorno alla madrepatria. Lo studioso Martin Jacques ha definitoqueste parole una tipica “bugia britannica”. Al tempo in cui Hong Kong era colonia del Regno Unito “i cittadini di Hong Kong non ha mai visto traccia di democrazia”. Tutti sanno che nel periodo dell’amministrazione inglese, tutti i governatori erano incaricati dal governo britannico e i cittadini di Hong Kong non hanno mai avuto alcun diritto di voto. Inoltre la giustizia non era amministrata in modo equo ed indipendente e non esistevano né libertà né alcun tipo di democrazia.

Infine, il governo regionale di Hong Kong ha trattato le violenze nel massimo rispetto della legge e delle normative vigenti. Recentemente alcuni estremisti hanno attaccato le forze dell’ordine e fatto irruzione all’interno del Consiglio Legislativo. Tali azioni hanno decisamente sorpassato la “linea rossa” entro la quale è possibile esprimere la propria libertà e non rappresentano un caso di manifestazione pacifica. Chi ha commesso queste infrazioni ha calpestato le leggi di Hong Kong, e turbato l’ordine sociale e gli interessi fondamentali della regione; per questo motivo, a difesa della legalità, la polizia è intervenuta con l’ordine di sedare gli scontri e diarrestare gli estremisti responsabili. Alcune personalità della Gran Bretagna hanno definito l’azione legittima della polizia di Hong Kong come una “soppressione di libertà”, tuttavia queste parole rappresentano solamente un tipico “doppio standard” nel giudicare i fatti.


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