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Usa, ‘sicurezza nazionale’ è scusa buona per ogni occasione

11 Giugno 2019 News Orient Express


A quanto pare, per il governo degli Stati Uniti oggi tutto può essere etichettato come “minaccia alla sicurezza nazionale”, dai prodotti importati (acciaio, alluminio, automobili e pezzi di ricambio) alla presenza di imprese, studenti e studiosi stranieri, fino agli account sui social media di chi richiede un visto d’ingresso. In questa situazione, un tema così importante come quello della “sicurezza nazionale” – tenuto in grande considerazione da tutti Paesi – è divenuto una sorta di recipiente in cui gli Stati Uniti mettono tutti quello che vogliono.

In accordo a quanto concordato in sedi multilaterali, quando si parla di “sicurezza nazionale” ci si riferisce normalmente ad uno stato di sicurezza per un Paese, ossia ad una situazione in cui non esiste alcun pericolo interno o esterno capace di intaccarne la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale, o di minacciare il benessere dei cittadini e lo sviluppo sostenibile dell’economia e della società. Oggi questo termine è usato dagli Stati Uniti – prima potenza al mondo – come strumento per promuovere il protezionismo commerciale e mantenere la propria egemonia.

La risposta è ovviamente chiara: la “sicurezza nazionale” degli Usa non è realmente minacciata, ma lì alcune persone concordano con la logica egemonica espressa dalla politica di “America First”, strumentalizzando la questione della sicurezza nazionale per attaccare in modo arbitrario i partner commerciali con l’intenzione di salvaguardare gli interessi esclusivi degli Stati Uniti.

La comunità internazionale si è resa chiaramente conto di questa situazione. L’Ue ha sottolineato che la cosiddetta “minaccia alla sicurezza nazionale” avanzata dagli Usa altro non è che un pretesto usato per mettere in atto una politica di “protezione della propria industria”. Inoltre, la strumentalizzazione da parte di Washington del concetto di “sicurezza nazionale” non solo danneggia i partner commerciali, ma influisce negativamente sul sistema del commercio internazionale e sulla fiducia reciproca, e provoca danni anche a chi per primo ha deciso di scatenare queste tensioni.

 

 


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