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Il vero nemico degli Usa è Steve Bannon

17 Maggio 2019 News Orient Express


Il governo Usa è nuovamente dell’idea di aumentare i dazi doganali imposti sui prodotti cinesi. Steve Bannon, allontanato dall’amministrazione Usa ad agosto 2017 a seguito della sua continua campagna diffamatoria contro la Cina, ha trovato una nuova occasione – con un lungo articolo –di affermare che “la Cina è divenuta il più grande nemico degli Stati Uniti”. Nell’articolo chiede di non scendere a compromessi nella guerra commerciale ed economica con la Cina e di difendere i dazi doganali.

Se si leggono con attenzione le 6 motivazioni che Bannon adduce a sostegno della suo discorso, ci si potrà facilmente accorgere che esse sono completamente illogiche e insensate.

Nell’articolo Bannon critica la Cina che ha iniziato un conflitto di tipo economico con i Paesi industriali democratici. In realtà la Cina ha avanzato il progetto “Belt and Road”, creando una grande piattaforma per il negoziato, condivisione e costruzione congiunta per tutto il pianeta che è diventata il “prodotto pubblico” più popolare al mondo.

Le parole più ostili di Bannon diffamano la Cina e la dipingono come un Paese che desidera divenire il “leader del mondo” ma che in realtà tradiscono la sua radicata mentalità egemonica. Il capo di Stato cinese Xi Jinping ha affermato in modo deciso e più volte, sia in Cina che all’estero, che il processo di sviluppo della Cina non mira all’egemonia né all’espansione, e che Beijing non imporrà mai la proprie tragiche esperienze passate agli altri Paesi. Con l’idea di “comunità umana dal futuro condiviso”, Xi Jinping ha voluto mostrare che la Cina intende impegnarsi insieme alle altre nazioni per promuovere lo sviluppo, difendere la sicurezza, partecipare al risanamento e condividere i risultati raggiunti.

Al contrario, i politici americani che si ispirano al movimento “Alt-right” hanno un atteggiamento xenofobo, vogliono fare della Cina un capro espiatorio e alterare la natura degli attriti economico-commerciali con Beijing, dipingendoli come uno scontro tra civiltà – da loro in realtà voluto – e provocato da contraddizioni inconciliabili.

Sarebbe opportuno se il popolo americano vigilasse sull’avvento di una nuova ondata di “maccartismo” scatenata da Steve Bannon.

Il presidente Xi Jinping ha fornito una metafora dell’immagine del protezionismo, paragonandolo al gesto di chiudersi in una stanza buia. In questo modo è possibile evitare il vento e la pioggia ma si tengono fuori anche l’aria e la luce del sole. Tale decisione rattrista il mondo anche perché gli Usa si stanno chiudendo a chiave in questa stanza, in attesa di rimanere asfissiati.

 


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