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Trump chiama Jimmy Carter per chiedere consigli sulla China Policy

17 Aprile 2019 News Orient Express


Lunedì 15 aprile l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha rivelato che il presidente Donald Trump lo ha chiamato per la prima volta due giorni fa per conversare con lui di Cina. Trump ha detto a Carter di essere molto preoccupato del possibile soprasso della Cina sugli Stati Uniti, ma l’ex presidente Usa ha risposto asserendo di non temere affatto l’arrivo di questo momento, sottolineando che gli Stati Uniti sono “il Paese più bellicoso nella storia del mondo”, mentre la Cina non ha sprecato un solo centesimo per la guerra. “Ecco perché sono davanti a noi”, sostiene Carter.

Di recente, diversi politici statunitensi, come il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, hanno sparso numerose calunnie contro la Cina. Ma Jimmy Carter, l’ex presidente americano che portò a termine nel suo mandato la grande impresa che consentì l’allacciamento di relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina, è stato lucido e razionale. Ciò dimostra che nella gestione delle relazioni sino-statunitensi gli ex esponenti politici americani costituiscono ancora una forza importante.

Il presidente Trump ha chiamato Jimmy Carter per la prima volta da quando è al potere, per esprimere senza mezzi termini le sue preoccupazioni interiori e discutere con lui della giusta politica da adottare nei confronti della Cina. Le sue preoccupazioni sono in realtà comprensibili. Dopotutto, gli Stati Uniti sono leader nel mondo da troppo tempo e non sono abituati a essere incalzati da qualcun altro. Attualmente, la Cina ha un aggregato economico di oltre 90 trilioni di yuan, che gli consente di occupare stabilmente la seconda posizione a livello globale. Ciò ha fatto crescere le preoccupazioni e i sospetti degli Stati Uniti. Questo stato d’animo è stato sfruttato da quelli che a Washington sostengono la linea dura contro la Cina. Gli Usa si sono gradualmente allontanati dalle intenzioni da cui erano animati 40 anni fa quando stabilirono relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare: non solo si sono sottratti alle responsabilità globali di cui dovrebbero farsi carico insieme alla Cina, in quanto potenze mondiali, ma hanno anche designato la Repubblica Popolare come un concorrente strategico, scatenando una guerra commerciale e danneggiando la reputazione della Cina.

Tuttavia, i cambiamenti intervenuti nelle relazioni sino-statunitensi da oltre un anno a questa parte mostrano che la rigida repressione messa in atto dagli Stati Uniti contro la Cina non ha raggiunto i risultati sperati, confermando invece i ripetuti avvertimenti di Carter: la Repubblica Popolare è estremamente importante per la prosperità degli Usa. Nel suo ultimo “World Economic Outlook”, pubblicato la settimana scorsa, il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita economica degli Stati Uniti di 0,2 punti percentuali, abbassandola al 2,3%, mentre ha alzato le stime di crescita economica della Cina di 0,1 punti percentuali, portandola al 6,3%. La Repubblica Popolare è stato l’unico Paese, tra le principali economie del mondo, a vedere salire le stime della sua crescita economica. Questo risultato va oltre le previsioni di coloro che a Washington sostengono la linea dura contro la Cina, e fa sì che il governo degli Stati Uniti non abbia più pace: sembra che la linea dura contro Beijing non impedirà il calo della forza degli Stati Uniti, ma, al contrario, lì danneggerà.

Ma, allora, come rendere gli Stati Uniti “di nuovo grandi”? Carter ha dato un suggerimento che denota grande perspicacia strategica: gli Stati Uniti dovrebbero smetterla di spendere un sacco di soldi per guerre inutili e non dovrebbero volere sempre imporre ad altri i propri valori. “Se investissimo 3 trilioni di dollari (le spese militari) in infrastrutture per il Paese, è molto probabile che avanzerebbero ancora 2 trilioni di dollari. E avremmo ferrovie ad alta velocità, ponti che non crollano, strade tenute bene e un sistema educativo buono come quello della Corea del Sud o di Hong Kong”.

Ovviamente, soltanto abbandonando l’egemonismo, l’unilateralismo e la politica della forza, considerando il benessere dei cittadini come cosa essenziale e rafforzando costantemente la propria competitività, gli Stati Uniti possono “tornare grandi”. Che tra Cina e Usa ci sia competizione è del tutto normale, ma dovrebbe trattarsi di una competizione sana, in cui la competitività nasce dal proprio sviluppo, piuttosto che dal contenimento della controparte. Il presidente Trump ha recentemente dichiarato che il 5G rappresenta una competizione che “devono vincere” gli Stati Uniti. E due mesi fa, il presidente Usa ha invitato le aziende statunitensi a vincere nel 5G attraverso la competizione, piuttosto che soffocando le tecnologie più avanzate. Se le cose staranno effettivamente così, questo sarà l’approccio corretto verso una sana competizione tra la Cina e gli Stati Uniti.

In qualità di 39esimo presidente degli Stati Uniti, Carter ha ricordato che il risultato più significativo e a lungo termine raggiunto con lui alla Casa Bianca fu la “normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la Cina”. In veste di 45esimo presidente degli Stati Uniti, Trump sarà altrettanto orgoglioso quando ricorderà in futuro gli anni che ha trascorso alla Casa Bianca?


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