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Da dove viene la “sinofobia” in Europa?

2 Aprile 2019 News Orient Express


Secondo quanto reso noto da Reuters, Germania e Francia intendono rafforzare il ruolo dei governi nelle politiche industriali, e competono con Cina e Stati Uniti attraverso le loro aziende più importanti. I due Paesi hanno inoltre chiesto ai governi di adottare misure per stimolare l’innovazione e tutelare le loro industrie chiave.

 

A questo proposito, Holger Bingmann ha avvertito l’opinione pubblica dei rischi di un atteggiamento “sinofobico” e ha chiesto al governo di non attuare una politica chiusa. Inoltre ha aggiunto queste parole: “È sbagliato pensare di poter creare posti di lavoro e vivere una vita agiata se chiudiamo la porta del nostro Paese o dell’Europa”.

 

Di recente, l’Italia ha firmato con la Cina un memorandum d’intesa sulla cooperazione nel quadro dell’iniziativa “Belt & Road”, mirando a rafforzare il collegamento tra le strategie di sviluppo dei due Paesi. La mossa da parte dell’Italia è volta ad attirare più investimenti cinesi, a sviluppare meglio le sue infrastrutture e a promuovere una maggiore diffusione del “made in Italy” sul mercato cinese e su quelli dei Paesi interessati da questa iniziativa. Tuttavia, l’azione italiana ha provocato anche emozioni e reazioni negative in Europa. Alcuni ritengono che la cooperazione sino-italiana abbia diviso l’Europa e hanno mostrato preoccupazione per un’ulteriore presenza di investimenti della Cina nell’Ue, fattore che farà crescere l’influenza esercitata dall’economia cinese. In parole povere sembra che qualcuno soffra di “sinofobia”.

 

In realtà, se osserviamo questa cooperazione da una prospettiva più ampia, la percezione potrebbe essere diversa. In termini di politica estera, la Cina e l’Europa perseguono entrambe l’obiettivo di un mondo multipolare. Nel turbolento quadro internazionale, Cina ed Europa sono in realtà partner strategici che collaborano strettamente su molte importanti questioni internazionali. Sia la Cina che l’Europa hanno opinioni simili, talora coincidenti, su problemi come il mantenimento di un sistema commerciale multilaterale. Si può dire che la cooperazione sino-europea svolga un ruolo indispensabile per la salvaguardia di un ordine mondiale fondato sulle regole.

 

Secondo quanto riferito dai media tedeschi, l’anno scorso le aziende della Germania hanno esportato in Cina prodotti per oltre 93 miliardi di euro, il volume delle esportazioni delle aziende francesi è stato di 21 miliardi, mentre 19 miliardi è stato il fatturato delle esportazioni per le imprese italiane. Ovviamente, l’Italia ha deciso di aderire all’iniziativa “Belt & Road” per colmare tale divario commerciale e questa decisione è una scelta naturale che consentirà all’Italia di sviluppare la propria economia.

 

Senza dubbio, con l’economia cinese che continua a svilupparsi nella direzione dell’alta qualità la Cina gradualmente colmerà il suo divario con i Paesi sviluppati, tra cui quei europei. Una Cina ricca merita forse essere temuta? In realtà è proprio il contrario. Come ha ricordato Holger Bingmann nel corso di un’intervista rilasciata ai media tedeschi, la Germania non è una vittima della crescita della Cina, ma uno dei maggiori beneficiari.

 

Il 29 marzo è stata ufficialmente istituita in Germania l’Associazione federale per l’iniziativa “Belt & Road” (BVDSI). Essa ritiene che il Paese possa trarre benefici sono con la partecipazione attiva a questo progetto. Peter Bollhagen, presidente dell’Associazione delle imprese familiari di Brema, ha affermato durante la cerimonia inaugurale della BVDSI che le piccole e medie imprese tedesche dovrebbero “avere coraggio e partecipare attivamente alla nuova Via della Seta”. Questa, secondo Bollhagen è un’opportunità che è necessario cogliere senza indugi. Ovviamente, questo dovrebbe essere un atteggiamento costruttivo, positivo e corretto nei confronti dello sviluppo cinese.

 


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