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Si allarga la “spaccatura transatlantica” dopo la “tempesta sui visti”

12 Marzo 2019 News Orient Express


Negli ultimi due giorni, i media statunitensi ed europei si sono occupati molto dell’“introduzione dei visti per i cittadini Usa da parte dell’Unione europea”. Ma dall’Ue arrivano smentite: le notizie sulla richiesta ai cittadini statunitensi di ottenere l’autorizzazione ETIAS (European Travel Information and Authorization System) quando si recano nei Paesi europei dello spazio Schengen a partire dal 2021 sarebbero state interpretate in modo erroneo. ETIAS non è un sistema di visti ma è un “esame di ruotine” previsto per tutti i viaggiatori internazionali, compresi quelli statunitensi, con l’obiettivo di scongiurare i pericoli nascosti come l’immigrazione illegale o il terrorismo. Il Dipartimento di Stato Usa ha pubblicato una dichiarazione, sottolineando che l’autorizzazione ETIAS non è un visto e che “qualsiasi Paese ha il diritto di stabilire gli standard di ingresso”.

Ma la domanda è: i cittadini soggetti all’obbligo di autorizzazione ETIAS provengono da circa 60 Paesi, perché solo il trattamento riservato ai cittadini Usa è stato seguito con così tanta attenzione dai media statunitensi ed europei? Ovviamente, con gli Usa e l’Europa che si stanno gradualmente allontanando, qualsiasi piccolo malinteso fra le due parti può causare una grande tempesta: il “partenariato transatlantico” sta diventando sempre più complesso, sensibile e fragile.

Negli ultimi due anni, sono diventate sempre più evidenti le contraddizioni e le divergenze esistenti fra Stati Uniti ed Europa per quanto concerne la politica commerciale, la sicurezza della NATO, l’integrazione europea, le politiche per i rifugiati e l’immigrazione e la governance globale. Tra le due parti sono emersi a più riprese contrasti accesi e aperti. Per esempio, il governo Usa si è lamentato che i Paesi alleati della NATO spendono poco per la difesa, chiedendogli di aumentare la spesa militare entro la fine di quest’anno. In caso contrario, gli Usa ridurranno il loro sostegno militare.

In ambito commerciale, dopo l’imposizione di dazi sui prodotti in acciaio e alluminio importati dall’Ue a partire dal 1 giugno 2018, il mese scorso il Dipartimento del Commercio Usa ha presentato il rapporto d’indagine 232 sulle auto importate, in cui ha consigliato di imporre una tariffa del 25% sulle auto importate dall’Ue. L’Unione europea ha reagito con decisione: in caso di applicazione, adotterà le dovute contromisure.

Inoltre, diverse azioni compiute dagli Stati Uniti, come il ritiro dall’Accordo sul clima di Parigi e dall’Accordo sul nucleare iraniano, sono contrarie alla posizione e agli interessi dei Stati membri dell’Ue.

L’Alleanza transatlantica Usa-Europa esiste da quasi 70 anni. Entrambe le parti si sono fatte gloria di cosiddetti valori comuni, vivendo insieme tante prove e difficoltà. Ma ora il divario tra questi due alleati transatlantici si sta facendo sempre più profondo. La ragione non è solo legata al fatto che l’attuale governo Usa persegue il motto dell’“America First”, non rispetta le opinioni dei suoi alleati europei e non tiene conto degli interessi dell’Europa. La percezione che gli Usa e l’Europa hanno dell’attuale situazione mondiale, infatti, è differente e questo fa sì che le due parti vi reagiscano in modo diverso.

 


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