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“Il mondo appartiene a tutti”: comprendere il pensiero diplomatico cinese

8 Marzo 2019 News Orient Express Uncategorized


L’8 marzo nel corso della conferenza stampa della seconda sessione della 13esima APN, il consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è sottoposto ad un “question time” di due ore, rispondendo alle domande dei giornalisti cinesi e stranieri provenienti da 21 Paesi, praticamente toccando tutte le questioni chiave del mondo attuale, dalle relazioni tra potenze ai conflitti regionali, passando per la questione della penisola coreana fino ad arrivare ai problemi del continente africano. Attraverso le sue risposte, Wang Yi ha chiarito qual è la posizione della Cina riguardo lo sviluppo futuro mondiale e le aspettative di Beijing rispetto al ruolo sempre più importante che intende svolgere nella governance globale, esplicitando il pensiero diplomatico della Nuova Cina, sintetizzabile nel motto “il mondo appartiene a tutti”.

Il presidente cinese Xi Jinping ha ripetutamente indicato che attualmente il mondo sta affrontando cambiamenti mai visti negli ultimi cento anni. I Paesi poveri e meno sviluppati vogliono perseguire la via dello sviluppo, aspettandosi maggiori aiuti dalla comunità internazionale. Al contempo, in alcuni Paesi sviluppati, sono emerse contraddizioni causate dallo squilibrio nella distribuzione della ricchezza di lungo periodo. Alcuni di loro usano, addirittura, la Cina come capro espiatorio e si oppongono alla globalizzazione. L’ordine mondiale venutosi a costituire dopo la Seconda Guerra Mondiale sta subendo sfide senza precedenti.

In questo contesto internazionale così complesso e altamente mutevole, nei settanta anni di leadership del PCC il popolo cinese è riuscito ad unirsi e ad andare avanti con decisione. Soprattutto grazie agli ultimi 40 anni di riforme e apertura, circa 800 milioni di cittadini cinesi si sono emancipati dalla povertà e la Cina è diventata la seconda più grande economia del mondo, realizzando un vero e proprio miracolo nello sviluppo sociale dell’umanità. Il modello di sviluppo cinese ha ottenuto riconoscimenti da sempre più Paesi sviluppati.

La “Belt and Road” è un’iniziativa storica avanzata dal presidente Xi Jinping nel 2013 per promuovere lo sviluppo comune globale. Oggi, 123 paesi e 29 organizzazioni del mondo hanno firmato con la Cina documenti di cooperazione nell’ambito dell’iniziativa, dimostrando il loro sostegno e fiducia nei confronti di questa proposta di Xi Jinping. Alcuni Paesi, aderendo ai principi di “consultazione, costruzione congiunta e condivisione”, hanno avuto, grazie alla cooperazione della “Nuova Via della Seta”, una svolta nella costruzione delle proprie infrastrutture e nella produzione manifatturiera. L’Italia, uno dei Paesi membri del G7, è intenzionata a partecipare alla cooperazione nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road”. Alla fine di aprile prossimo, molti capi di Stato o di governo verranno in Cina per partecipare alla seconda edizione del Forum per la cooperazione internazionale della “Belt and Road Initiative”. Wang Yi ha detto francamente che i fatti hanno provato che la Nuova Via della Seta non è affatto una “trappola del debito”, ma una “torta” che reca benefici ai popoli; non è uno “strumento geopolitico”, ma un’occasione di sviluppo comune.

Sfortunatamente, c’è anche chi vede con ostilità lo sviluppo della Cina e asserisce di volersi “sganciare” dalla Cina, minacciando persino altri paesi, con l’intenzione di contenere lo sviluppo pacifico della Cina. Wang Yi ha indicato chiaramente che “sganciarsi” dalla Cina significa “sganciarsi” dalle opportunità; equivale a “sganciarsi” dal futuro e, per certi versi, dal mondo. Infatti, la rinascita pacifica della Cina sta guadagnando sempre più la fiducia della comunità internazionale. Secondo gli ultimi dati pubblicati da alcune agenzie di sondaggi in Germania e negli Stati Uniti, il popolo europeo e americano ritiene che la Cina sia più affidabile. Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, che si è conclusa non molto tempo fa, molti commentatori politici europei e americani si sono espressi sul fatto che la “nave dell’amicizia” transatlantica sta per rovesciarsi e che, nell’ambito della governance globale, per l’Europa sta diventando sempre più urgente e necessario intensificare la cooperazione con la Cina.

La nazione cinese, la quale in passato diede il suo contributo all’umanità con quattro grandi invenzioni – la carta, la stampa, la bussola e la polvere da sparo – sta ora dando un nuovo contribuito, proponendo un nuovo modello di sviluppo e avanzando un’iniziativa atta a realizzare uno sviluppo vantaggioso per tutti nella nuova era. Si può giustamente ritenere che la Cina, la quale aderisce al principio di sviluppo pacifico, mette in pratica il concetto di cooperazione di mutuo vantaggio, tutela l’ordine mondiale attualmente esistente e si assume maggiori responsabilità internazionali, contribuirà sempre di più alla salvaguardia della pace mondiale e alla promozione del progresso umano.

 

 


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