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Cina, più apertura verso l’estero con una “analisi comparativa” del sistema

28 Gennaio 2019 News Orient Express


Alla riunione annuale del World Economic Forum 2019 tenuta la settimana scorsa, la Cina nuovamente espresso la sua determinazione e fiducia nel promuovere una maggiore apertura verso l’estero. Un mese fa, durante la Conferenza del Comitato centrale del PCC sui lavori economici è stato proposto per la prima volta di promuovere, nel corso del 2019, la trasformazione da una fase di apertura sul tipo e sul flusso di merci a quella di un sistema standardizzato. Tutto ciò sta a significare che il processo di apertura della Cina verso il mondo entrerà in una nuova fase.
Negli ultimi 40 anni di riforma e apertur, la Cina ha ricevuto l’afflusso di una grande quantità di investimenti internazionali poiché essa disponeva di risorse che la aumentavano la sua competitività, come la manodopera, il suo ampio territorio e lo spazio offerto dal proprio mercato. In questo modo il Paese è riuscito a raggiungere un alto livello di sviluppo proprio in settori come quello dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione. Oggi l’economia cinese sta passando da una fase di crescita ad una di sviluppo di alta qualità, e a causa del riaggiustamento della struttura economica all’interno e all’esterno del Paese, il tradizionale meccanismo basato sull’afflusso unidirezionale di investimenti e altri fattori di produzione provenienti dall’esterno non esiste più. Per raggiungere un livello più elevato di apertura, la Cina deve creare un sistema standard unificato poiché questo le consentirà di raggiungere l’interconnessione e l’interazione di risorse economiche differenziate sui mercati nazionali ed esteri.
La crisi finanziaria internazionale del 2008 ha rappresentato un importante punto di svolta nell’adeguamento del modello del flusso come fattore di produzione a livello globale. A causa dello squilibrio degli investimenti e del commercio internazionale, i paesi sviluppati hanno ripensato le loro politiche di sviluppo, hanno adottato provvedimenti protezionistici “concorrenziali” in termini di “reindustrializzazione”, politiche fiscali e commercio, turbando il normale funzionamento del modello relativo al flusso dei fattori di produzione a livello globale. L’economia mondiale non è più caratterizzata dal flusso di questi fattori di produzione provenienti dai Paesi sviluppati e diretti a quelli in via di sviluppo; in realtà vi sono sempre più barriere istituzionali sulla cooperazione economica internazionale, specialmente nel campo del commercio.
Questo cambiamento ha naturalmente lanciato nuove sfide al processo di riforma e l’apertura della Cina. Negli ultimi 40 anni, il Paese si è attenuto ad un modello di riforma graduale ed ha continuato ad integrarsi nel sistema di produzione globale attraverso una “analisi comparativa” del sistema del mercato internazionale. Dopo la crisi finanziaria del 2008 per accelerare il processo di ammodernamento del proprio sistema economico, la Cina ha dato il via ad un nuovo ciclo di provvedimenti diretti all’apertura, tra cui quello di semplificare il processo di approvazione delle importazioni, effettuando una riforma delle zone di libero scambio.
Attualmente, l’apertura a livello istituzionale e la cooperazione internazionale sono importanti tendenze di sviluppo per il nuovo ciclo di apertura dell’economia cinese. L’apertura attraverso sistema contribuirà a ridurre il costo delle transazioni istituzionali nell’ambito del meccanismo di mercato e aiuterà a realizzare l’interazione e l’intercomunicazione di diverse risorse sui mercati nazionali ed esteri. Ad esempio, a partire dalla creazione della zona di libero scambio di Shanghai nel 2013, la Cina ha attuato il sistema di trattamento nazionale per istituire un sistema di gestione della lista negativa diretto agli investimenti stranieri. Questo sta a significare che in aree non incluse nella lista negativa, gli enti stranieri per gli investimenti e quelli cinesi godono di un trattamento paritario. Negli ultimi anni, con la continua riduzione della lista negativa, nel 2018 la Cina è riuscita a mettere in atto in modo completo il sistema di gestione della lista negativa relativa agli investimenti e ha promosso importanti misure di apertura nelle aree sensibili agli investimenti finanziari, come quelle dei titoli e delle assicurazioni. Shanghai è una città all’avanguardia nel processo di riforma e apertura e nel 2018 ha lanciato l’iniziativa “100 politiche per allargare la riforma”. Tali politiche coinvolgono tutti i settori dell’economia, e la casa automobilistica Tesla, interamente di proprietà straniera, si è stabilita a Shanghai, offrendo un segnale importante sull’apertura del mercato cinese in questo nuovo contesto storico.
Nel processo di apertura a livello istituzionale, la Cina ha anche condotto una serie di esperimenti innovativi in diverse aree della politica – tra cui quella della creazione dell’ambiente imprenditoriale – effettuando l’analisi comparativa e il coordinamento con le principali normative internazionali. Ad esempio, lo scorso anno, Shanghai ha utilizzato come principale riferimento gli indicatori relativi all’ambiente imprenditoriale forniti dalla Banca mondiale e ha realizzato una serie di riforme mirate su politiche e sistemi pertinenti nell’ambito della sua giurisdizione. Nell’ultima classifica diffusa alla fine del 2018, la competitività della Cina nel mondo di business ha guadagnato 32 posizioni rispetto all’anno precedente.
In qualità di maggiore Paese in via di sviluppo, la Cina è diventata gradualmente l’obiettivo di una “analisi comparativa” con i mercati internazionali: sempre più Paesi in via di sviluppo iniziano a prestare attenzione alla logica di riforma che ha portato alla rapida crescita della Cina e a sperimentare nuove possibilità di progettare politiche di riforma e apertura per promuovere le strategie di industrializzazione dei propri Paesi. A tale riguardo, l’iniziativa “Belt and Road” diventerà la nuova piattaforma della cooperazione a livello di sistema tra la Cina ed altri Paesi e aprirà a nuove possibilità di cooperazione con le principali nazioni in via di sviluppo.


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