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Quale direzione per l’accordo Brexit?

16 Gennaio 2019 News


Martedì il 15 gennaio, la camera dei comuni britannica ha votato l’ “Accordo Brexit” raggiunto dal primo ministro britannico Theresa May e l’Ue, raggiungendo un risultato di 432 voti a sfavore e 202 favorevoli, una negazione “schiacciante” dell’accordo.
Il governo guidato da Theresa May, ha superato il governo del Partito Laburista, guidato da Ramsay Macdonald nel 1924, dando luogo a un record storico per il parlamento britannico per votazione con il maggior numero di voti contrari. La cosa più importante è che un così grande divario tra i voti indica che la strategia di una “soft Brexit” avente come obiettivo il mantenimento di strette relazioni con l’Ue, elaborata all’inizio del mandato di Theresa May, è ormai fallita. Theresa May appartiene in realtà ai fermi “europeisti”, e ritiene che una completa rottura con l’Ue non corrisponda agli interessi fondamentali del Regno Unito. Dunque, innanzi al risultato del referendum per la richiesta della “Brexit”, la sua scelta stata quella di attuare per il maggior grado possibile una “permanenza nell’Ue” sotto il nome di “Brexit”. Secondo Theresa May, questa strategia avrebbe potuto soddisfare su carta la richiesta dei “sostenitori della Brexit” di non essere più Paese membro dell’Ue, e al contempo fare in realtà diventare il Regno Unito uno “Stato membro non membro nominale dell’Ue”, conseguendo in tal modo il sostegno dei “sostenitori della permanenza nell’Ue”.
E’ chiaro che i due aspetti della strategia “Brexit” del Primo Ministro May non potevano essere integrati, e nei suoi confronti sia i “sostenitori della Brexit” che i “sostenitori della permanenza nell’Ue” hanno espresso un opinione contraria. L’accordo della “Brexit” è stato respinto dal parlamento, facendo non solo precipitare il processo britannico della “Brexit” in una crisi senza precedenti, ma portando anche il destino del Regno Unito ad affrontare la più austera scelta sin dalla seconda guerra mondiale.
La conclusione del voto rivela una prospettiva politica personalmente non ottimistica per May. All’interno del Partito conservatore, affronta l’enorme pressione delle dimissioni per essere responsabile del fallimento delle votazioni. Il leader del Partito Laburista, partito d’opposizione, Jeremy Corbyn, ha affermato di avviare la Motion of No Confidence al governo May. Il parlamento britannico terrà un dibattito e una votazione per questa mozione il 16 gennaio. Se il Parlamento approverà la mozione, il governo nuovo dovrà venire costituito entro 14 giorni e ottenere il sostegno di metà dei membri delle due Camere. In caso contrario, le elezioni britanniche verranno anticipate.
Tuttavia, sia un cambiamento di primo ministro che un cambiamento di governo non faranno che attenuare momentaneamente lo scontento per l’accordo sulla Brexit del governo May e non saranno un modo efficace per risolvere il problema. Al momento, l’origine del dilemma “Brexit” in cui èsprofondato il Regno Unito è l’incapacità di ristabilire il “consenso politico” tra i partiti politici e tra le élite e il pubblico: “dove dovrebbe andare il Regno Unito” riguarda il destino nazionale.
Oggi, il Parlamento britannico non supporta l’attuale “accordo sulla Brexit”, ma non vuole una “Brexit” senza accordo. Il secondo referendum sembrerebbe essere una via d’uscita, in realtà il suo prezzo politico è alto e scuoterà la pietra angolare del sistema britannico. Perché se si tenesse un nuovo referendum sulla “Brexit” ciò negherebbe direttamente il risultato dello scorso referendum, violando la volontà degli 17,4 milioni di elettori che hanno sostenuto la Brexit. Ciò determinerà un’enorme crisi alla credibilità della “politica democratica” britannica, provocare un’ancora più profonda insoddisfazione tra la popolazione, e portare maggiore confusione in Regno Unito. Ciò non è politicamente fattibile.
Come procederà in future il processo “Brexit” del Regno Unito? Il presidente del Consiglio europeo Donald Franciszek Tusk ha affermato: Se è impossibile a raggiungere un accordo e nessuno vuole lasciare l’UE senza un accordo, chi avrà il coraggio di dire quale può essere l’unica soluzione positiva? Tusk ha affermato che “l’unica soluzione positiva” è in realtà la speranza che il Regno Unito resti nell’UE. Questa possibilità esiste, ma richiede ai politici britannici di avere il coraggio di revocare la domanda per la Brexit. Ovviamente, questo è un enorme rischio politico.


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