Home
  • Home
  • News
  • Orient Express
  • Dopo le dimissioni di Jim Yong Kim nella Banca Mondiale permarrà difficile una “priorità americana”

Dopo le dimissioni di Jim Yong Kim nella Banca Mondiale permarrà difficile una “priorità americana”

14 Gennaio 2019 News Orient Express


Nella prima giornata di lavoro del 2019 della Banca Mondiale, il presidente Jim Yong Kim ha annunciato le proprie dimissioni, suscitando la forte indignazione dell’opinione pubblica. Questa decisione ha gettato una nuova ombra sul multilateralismo già in declino. Perché Jim Yong Kim si è dimesso? Che impatto eserciterà questa decisione sulla comunità internazionale? Il suo successore farà entrare la “priorità degli Stati Uniti” nella Banca Mondiale?
Nella sua lettera di dimissioni,Jim Yong Kim ha affermato che dopo le sue dimissioni, il primo febbraio entrerà a far parte di un organismo che si concentra sugli investimenti infrastrutturali nei paesi in via di sviluppo e si preparerà al contempo ad avviare attività di ricerca accademica. Non ha spiegato in dettaglio i motivi per cui ha lasciato la Banca, tuttavia è stato generalmente commentato che l’evento sia collegato all’attuale governo degli Stati Uniti, e si ritiene che sia la pressione da parte di quest’ultimo ad aver costretto Jim Yong Kim a scegliere di andarsene.
A confronto con l’attuazione dell’unilateralismo, la promozione del ripristino della produzione di carbone e la messa in discussione dei cambiamenti climatici portati avanti dall’attuale governo americano, Jim Yong Kim sostiene la globalizzazione, l’uso dell’energia pulita e presta attenzione alle questioni ambientali, e sotto la sua guida la Banca Mondiale non ha quasi più fornito sostegno finanziario all’energia da carbone. Dal punto di vista della Banca, Jim Yong Kim ha iniziato il suo primo mandato nel 2012 e nel 2017 è stato rieletto, entrambi mandati che hanno avuto la nomina e il sostegno del governo Obama. Nel suo mandato, Jim Yong Kim ha attuato una drastica riforma del personale, scatenando la forte insoddisfazione del personale interno, ed ha accumulato molte contraddizioni e incontrato molte resistenze interne durante la sua rielezione.
Sin dalla sua entrata in carica,Jim Yong Kim ha sostenuto i Paesi di via di sviluppo, inclusa la Cina. Ha sostenuto il piano di riforma proposto dai Paesi in via di sviluppo, ha sostenuto il libero commercio multilaterale, ed ha persistito nel fornire assistenza ai Paesi in via di sviluppo. Dal 2014, Jim Yong Kim ha più volte espresso pubblicamente il suo sostegno all’AIIB, alla New Development Bank, e alla proposta di “One Belt One Road”.
Grazie a lui, nel 2018, la Banca Mondiale ha approvato l’accordo di ristrutturazione azionaria delle maggiori dimensioni mai registrate prima. La quota azionaria della Cina nell’International Bank for Reconstruction and Development, l’organismo centrale della Banca Mondiale, è aumento dal 4,68% al 6,01%, mentre il diritto di voto ha avuto una crescita dal 4,45% al 5,71%.
Dopo Jim Yong Kim, chi sarà il prossimo presidente della Banca Mondiale? La Banca Mondiale è stata fondata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la sua carica presidenziale è sempre stata ricoperta da americani, e tutti i suoi presidenti sono stati nominati dal presidente americano in carica al momento, il che è diventata una pratica non scritta. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono il maggiore azionista della Banca mondiale e godono di un “veto di voto unico”. Nel corso degli anni, la questione dei candidati alla presidenza della Banca mondiale è stata altamente politicizzata. Già nel 2012, quando Jim Yong Kim è stato nominato per la prima volta, i candidati provenienti da Nigeria e Colombia l’hanno avanzato una sfida. Si è trattato della prima volta sin dall’istituzione della Banca Mondiale che candidati di altri paesi gareggiassero apertamente con candidati nominati dagli Stati Uniti. Ovviamente, la gente si era aspettata di poter vedere un processo più democratico della Banca mondiale.
Si può anticipare che i candidati nominati dagli Stati Uniti alla presidenza della Banca Mondiale saranno senz’altro soggetti a revisione da parte di altre importanti entitàeconomiche. Se il governo degli Stati Uniti alzerà chiaramente la bandiera della “prioritaria degli Stati Uniti” sulla questione dei candidati, in futuro incontrerà l’opposizione degli altri Paesi membri della Banca Mondiale, inclusi i suoi alleati.

Inoltre, secondo il processo storico, sebbene nominati dagli Stati Uniti, la maggior parte dei presidenti della Banca Mondiale ha assunto maggiori responsabilità conferite in base agli interessi della Banca stessa ed ha sperato di evitare le interferenze politiche americane, in modo da ottenere maggiore sostegno dai Paesi azionisti e aumentare la dipendenza dai mercati di capitali e dal settore privato. Pertanto, se gli Stati Uniti vogliono continuare a rimanere nella Banca, devono garantire che il suo “realismo” nei confronti della Banca Mondiale sia veramente “di principio” e non dovranno seguire scrupolosamente la linea “priorità USA”.


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *