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Le ansie all’americana dietro al “vino vecchio nella botte nuova”

5 ottobre 2018 News Orient Express


Il 4 ottobre, ora locale, presso un think-tank situato a Washintgton, il vice presidente americano Mike Pence ha pronunciato un discorso, lanciando tante critiche infondate contro le politiche interne ed estere della Cina e diffamando la Cina per aver interferito negli affari interni e nelle elezioni americane. Il ministero degli Esteri cinese ha riposto che l’intervento di Pence costituisce una pura invenzione dal nulla e la parte cinese esprime ferma opposizione in merito.
In realtà, molto tempo prima di aver pronunciato il discorso, la parte americana aveva rilasciato delle informazioni secondo le quali la Casa Bianca avrebbe elaborato politiche per la Cina “totalmente nuove”. Alla fine, l’intervento di Pence ha deluso non pochi media dal momento che le cosiddette “prove” relative alle diverse questioni riguardanti la Cina menzionate da Pence provengono maggiormente dai reportage mediatici. Non ha fatto altro che “versare vino vecchio in una botte nuova”.
Oggetto di attenzione è la visita in Cina del segretario di Stato americano Mike Pompeo programmata per l’8 ottobre. Mandare da una parte alti funzionari per visite e scambi e dall’altra criticare la Cina sotto ogni aspetto è un modo di fare del governo americano molto familiare. Dal momento che nel mezzo anno trascorso di attriti commerciali sino-americani la parte americana ha continuamente tentato di conquistare prezzi economici più alti tramite questa cosiddetta modalità di “portare avanti ad alta pressione i negoziati”, così da procurare più capitali politici interni agli USA.
Questo discorso di Mike Pence volto a criticare completamente la Cina, in realtà punta verso gli interessi politici ed elettorali degli Stati Uniti, dimostrando la sua ansia di cercare un “capro espiatorio” prima delle elezioni.
Tuttavia, la Cina non ha e non ha mai avuto la volontà, l’interesse e neanche il tempo di interferire negli affari interni di altri Paesi. In primo luogo, la Cina ha sempre aderito al principio di non ingerenza negli affari interni di altri Paesi. In secondo luogo, la Cina ha ancora oltre 30 milioni di persone che vertono in stato di povertà, ha ancora molti piani di sviluppo da realizzare, e non ha quindi il tempo di interferire negli affari interni di altri paesi.
Come si è potuto vedere, nonostante l’attrito commerciale tra Cina e Stati Uniti dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump, lo scambio bilaterale di merci tra Cina e Stati Uniti ha raggiunto i 583,7 miliardi di dollari nel 2017, 233 volte quello risalente al momento dell’instaurazione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi nel 1979. Allo stesso tempo, la Cina e gli Stati Uniti sono entrambi membri permanenti del Consiglio di sicurezza, e c’è ancora molto spazio per cooperazione in questioni globali quali l’antiterrorismo, l’Internet e la risposta alla guerra. Ancora più importante è che la base per gli scambi amichevoli tra i due Paesi negli ultimi 40 anni sin dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche è rimasta profonda: queste sono le garanzie per mantenere le relazioni sino-americane su una pista sana e stabile.
Come potenza numero uno al mondo, solo imparando ad ascoltare, comprendere e rispettare gli altri paesi gli Stati Uniti portanno diventare “veramente” un grande paese.


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