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Come stanno realmente le cose nelle relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti?

25 Settembre 2018 News Orient Express


In questi sei mesi contraddistinti dal continuo inasprimento degli attriti commerciali tra Cina e Stati Uniti, una delle denunce mosse con costanza dagli Usa è la seguente: l’enorme deficit commerciale nei confronti della Cina ha generato delle perdite per il nostro Paese. Questa è anche una delle scuse accampate dagli Stati Uniti al fine di imporre dazi doganali sui beni importati dai suoi principali partner commerciali, come Canada, Messico, Unione europea e Giappone. Insomma, gli Stati Uniti ci stanno davvero rimettendo nel commercio con la Cina? Come stanno realmente le cose?

Oggi 25 settembre, Fu Ziying, vice ministro del Commercio cinese e rappresentante per i negoziati commerciali internazionali, ha dichiarato a Beijing che la bilancia commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti presenta uno scarto solo nel volume degli scambi, non nella quantità dei profitti e delle perdite. Le imprese e i consumatori statunitensi sanno benissimo se gli Stati Uniti hanno subito perdite o meno nel commercio con la Cina. Il vice ministro Fu Ziying, che originariamente si occupava di contabilità, lo ha detto chiaramente: nella cooperazione commerciale tra Cina e Usa, le imprese statunitensi hanno realizzato profitti di gran lunga maggiori di quelli delle imprese cinesi. L’avanzo commerciale sembra registrarlo la Cina, ma il “surplus in termini di profitti” si realizza invece negli Stati Uniti.

La frase “il surplus in termini di profitti si realizza negli Stati Uniti” ritrae in modo autentico le relazioni commerciali bilaterali sino-statunitensi. Dopo quasi 40 anni di sviluppo, l’economia cinese e quella americana risultano profondamente integrate e interdipendenti. L’interscambio commerciale tra Cina e Stati Uniti ha raggiunto quota 700 miliardi di dollari, ma anche il fatturato annuo delle imprese a capitale statunitense che operano in Cina ha raggiunto quota 700 miliardi di dollari, garantendo oltre 50 miliardi di profitti.

Fondamentalmente, l’essenza del libero scambio dovrebbe essere la seguente: una parte è disposta a comprare, mentre l’altra è disposta a vendere. L’acquisto di una quantità maggiore di prodotti cinesi da parte degli Stati Uniti ha portato naturalmente a un maggiore deficit commerciale, risultato che è legato a diversi fattori, come la struttura economica dei due Paesi e la divisione del lavoro nell’industria internazionale.

Nel libro bianco pubblicato ieri dal Consiglio di Stato cinese, nel quale vengono esposte le verità e la posizione cinese in merito alle tensioni di natura commerciale affiorate con gli Stati Uniti, si legge che, quanto alle esportazioni degli Usa relative al 2017, il 57% della soia, il 25% degli aeroplani Boeing, il 20% delle automobili, il 14% dei prodotti a circuito integrato e il 17% del cotone sono stati venduti in Cina.

Inoltre, quando parlano dei rapporti commerciali con la Cina, gli Stati Uniti non citano mai il surplus di 54 miliardi di dollari nei confronti della Cina nel commercio dei servizi.

In realtà, lo squilibrio commerciale tra Usa e Stati Uniti è anche legato al controllo delle esportazioni degli Stati Uniti in Cina. Da alcune analisi condotte da agenzie statunitensi emerge che, allentando le restrizioni imposte sull’export dei prodotti ad alta tecnologia, gli Stati Uniti potrebbero ridurre di circa il 35% il loro deficit commerciale con la Cina.

I fatti dimostrano che gli scambi commerciali tra i due Paesi sono nel complesso equilibrati e che, anzi, gli Usa hanno realizzato maggiori profitti. Quindi la teoria avanzata dagli Stati Uniti circa una loro perdita nel commercio con la Cina risulta non corretta.


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