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Cosa c’è dietro agli alti profitti delle imprese statunitensi che operano in Cina

22 luglio 2018 News Orient Express


Il Section 301 Committee statunitense terrà un’udienza dal 20 al 23 agosto per discutere della lista presentata il 10 luglio scorso dal governo Usa con i beni cinesi sui quali intende applicare una tariffa del 10% per un valore di 200 miliardi di dollari. L’amministrazione Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno agito in questo modo a causa del comportamento inappropriato e delle pratiche commerciali sleali della Cina, come i sussidi governativi, i quali hanno causato agli Usa enormi perdite.

Ma ciò corrisponde alla realtà?

In primo luogo, grazie alla rapida crescita dell’economia e all’enorme mercato di consumo della Cina, molte imprese statunitensi hanno avuto molto successo nel mercato cinese.

L’Amphenol Corporation statunitense, entrata in Cina nel 1984, è la seconda impresa produttrice al mondo di connettori e cavi. I dati riportati nelle relazioni annuali della società mostrano che, dal 2008 al 2017, il fatturato totale di Amphenol ha registrato a livello globale un tasso di crescita medio annuo del 9%. I suoi ricavi nel mercato cinese sono passati da 560 milioni di dollari a 2 miliardi e 100 milioni di dollari, con un tasso di crescita medio annuo del 16%, pari a quasi il doppio del tasso di crescita a livello globale.

In realtà, Amphenol non è l’unica azienda statunitense che ha raggiunto un grande successo nel mercato cinese. Secondo le statistiche, i substrati in vetro prodotti dalla Corning Corporation statunitense hanno una quota di mercato in Cina di oltre il 50%. La produzione dei substrati in vetro della generazione 10.5 in Cina è interamente sotto il monopolio della Corning Corporation.

Per quanto riguarda Apple e General Motors, la Cina non solo è diventata la loro base di produzione, ma anche il più grande mercato di consumo per i loro prodotti.

In secondo luogo, al fine di incoraggiare le imprese straniere a investire nelle regioni sottosviluppate della Cina, o a sviluppare determinate industrie prioritarie, i governi locali del paese spesso introducono numerose politiche preferenziali in materia di finanze, imposte, capitali e terreni per favorire le joint venture. Alle società statunitensi che investono in Cina, queste politiche e il sostegno finanziario non solo forniscono una spinta importante per il loro sviluppo e successo, ma diventano anche la fonte dei loro profitti elevati.

Ad esempio, la Cina applica un’imposta del 15% sul reddito societario delle joint venture per la produzione di veicoli che entrano nelle regioni occidentali e centroccidentali del paese; anche nei confronti delle imprese hi-tech che offrono un supporto chiave viene applicata un’imposta analoga. Grazie a questa politica, due delle principali case automobilistiche degli Stati Uniti, General Motors e Ford, hanno goduto di enormi incentivi fiscali tramite SAIC-GM-Wuling Automobile e Jiangling Motors Corporation. Se citiamo come esempio la Jiangling Motors Corporation, nel 2016 e nel 2017 ha ricevuto vari sussidi dai governi locali per un totale, rispettivamente, di 518 milioni di RMB e 641 milioni di RMB, pari al 35% e all’84% del suo profitto totale in ciascuno dei due anni.

Washington ha lanciato una guerra commerciale contro la Cina col pretesto della protezione degli interessi degli Stati Uniti. È difficile capire che tali misure unilaterali non andranno a beneficio di queste società statunitensi così profittevoli in Cina? La comunità internazionale ritiene che le guerre commerciali portino alla sconfitta di tutte le parti, non a una situazione di win-win.


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