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Guerra commerciale sino-americana: la verità è una sola

13 luglio 2018 News Orient Express


Alcune persone attente potrebbero aver notato che, per dare l’impressione che esista una “buona ragione” per lanciare una guerra commerciale contro la Cina, negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno continuato a pubblicare il rapporto sull’indagine avviata appellandosi all’articolo 301 del Trade Act del 1974, usandolo come prova per sparare a zero contro la Cina. Martedì 10 luglio, l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti d’America ha rilasciato la «Dichiarazione sull’investigazione 301», che ha calunniato ancora una volta la Cina affermando che starebbe “traendo beneficio dall’attuazione di pratiche sleali” negli scambi economici e commerciali bilaterali.
Giovedì 12 luglio il ministero del Commercio cinese ha, a sua volta, rilasciato una dichiarazione, chiarendo e confutando le accuse principali sollevate nel rapporto dell’indagine 301 – come ad esempio quelle relative allo squilibrio commerciale sino-americano, al “furto di diritti di proprietà intellettuale”, al “trasferimento obbligatorio della tecnologia” e al piano “Made in China 2025” – e ha sottolineato che la parte americana “ha distorto i fatti e questo comportamento non è accettabile”.
Per prima cosa vediamo la questione del deficit commerciale. Il ministero del Commercio cinese ha sottolineato che la ragione principale di questo problema è che “il tasso di risparmio interno degli Stati Uniti è troppo basso e che il dollaro americano è usato come principale valuta di riserva a livello internazionale”; a ciò si aggiunge il fatto che “gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni artificiali all’esportazione di prodotti high-tech che hanno un vantaggio comparato rispetto ai prodotti statunitensi, a causa della loro mentalità da Guerra Fredda”.
In secondo luogo, anche quella del cosiddetto “furto di diritti di proprietà intellettuale” è un’accusa semplicemente insostenibile. Attualmente, la Cina garantisce la protezione della proprietà intellettuale – che include ma non si limita alla tutela di copyright, marchi, brevetti, segreti commerciali, indicazioni geografiche, nuove varietà di piante, progettazione di circuiti integrati – attraverso la creazione una rete di protezione legale multilivello che comprende leggi, regolamenti nazionali, regolamenti locali, regolamenti amministrativi e interpretazioni giuridiche. Città come Beijing, Shanghai e Canton hanno istituito appositi tribunali per la proprietà intellettuale o istituti di proprietà intellettuale; l’Ufficio statale della proprietà intellettuale sta procedendo a una riorganizzazione e sempre più imprese straniere si recano in Cina per avviare cause per difendere la loro proprietà intellettuale.
In terzo luogo, la cosiddetta questione del “trasferimento obbligatorio della tecnologia” altro non è che una “fake news”. In Cina non è in vigore alcun regolamento che preveda il “trasferimento obbligatorio della tecnologia” nel momento in cui capitali stranieri entrano nel paese. Negli ultimi 40 anni, la Cina non ha firmato nessun accordo sul trasferimento obbligatorio di tecnologia, né ha ricevuto denunce da società straniere per averle costrette a trasferire la loro tecnologia. Nella procedura di esame e approvazione, il “trasferimento tecnologico” non è mai stato inserito come condizione per gli investimenti stranieri.
Infine, per quanto riguarda l’accusa americana contro le politiche industriali come “Made in China 2025”, le persone dotato di intuito si sono accorte già da tempo che lo scopo del rapporto dell’indagine 301 degli Stati Uniti è quello di sopprimere l’industria manifatturiera high-tech cinese e, fondamentalmente, di scoraggiare lo sviluppo della Cina. Gli Stati Uniti hanno il loro  programma Advanced Manufacturing Partnership, perché la Cina non può avere un proprio piano di sviluppo manifatturiero?
Per quanto riguarda le politiche di sussidi industriali, il governo degli Stati Uniti fornisce 5 milioni di dollari di finanziamenti annuali ad ogni centro di innovazione del suo paese dal 2015 al 2024. Senza le politiche industriali offerte dal governo federale degli Stati Uniti alle aziende – come i sussidi per la terra, riduzioni tariffarie, prestiti, strutture industriali e sostegno alla ricerca e allo sviluppo – sarebbe stato difficile vedere l’attuale livello di innovazione e prosperità della Silicon Valley.
È molto chiaro, quindi, che gli Stati Uniti adottano due pesi e due misure per frenare lo sviluppo dell’industria manifatturiera avanzata cinese.
È interessante notare che il rapporto dell’indagine 301 statunitense sulla Cina è stato riconosciuto unilateralmente da dipartimenti governativi o da società statunitensi, usando affermazioni ambigue come “secondo quanto riportato” e “le parti interessate credono”, applicando l’interpretazione della logica egemonica in stile americano. In realtà, i dati non sono affatto attendibili e saranno derisi dagli addetti ai lavori.

 


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