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Cina: non stigmatizzare il concetto di “mercato in cambio della tecnologia”

13 Luglio 2018 News Orient Express


Recentemente, le frizioni commerciali fra Cina e Stati Uniti hanno continuato ad inasprirsi. Il concetto di “mercato in cambio della tecnologia” avanzato dalla Cina nel corso dell’attrazione degli investimenti sta diventando uno degli aspetti maggiormente criticati dagli Stati Uniti e rischia di essere stigmatizzato. È dunque necessario per la Cina fare un po’ di chiarezza sulla questione.
In primo luogo, il concetto di “mercato in cambio della tecnologia” costituisce una scelta condivisa di ogni paese nel momento in cui si avvia una cooperazione economica e tecnologica.
All’inizio dell’apertura del mercato, molti paesi, in particolare quelli più arretrati, si sono integrati nel sistema di produzione e nelle reti di vendita e di servizi internazionalizzati utilizzando i capitali esteri, la tecnologia e le esperienze di gestione più avanzate per accelerare il proprio sviluppo. Dal punto di vista di chi possiede la tecnologia, incoraggiare un ampio utilizzo della tecnologia, assumendo un atteggiamento aperto, costituisce una condizione intrinseca alla realizzazione del massimo valore tecnologico ed economico, ed è anche un percorso inevitabile attraverso il quale i comportamenti innovativi sono pienamente ripagati. Si tratta in altre parole di una scelta favorevole sia all’offerta sia alla domanda.
In secondo luogo, nel corso dell’attuazione del “mercato in cambio della tecnologia”, la Cina è sempre stata molto attenta ad osservare i regolamenti internazionali.
La Cina possiede profonda consapevolezza dell’importanza della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, presta sempre molta attenzione ad ottimizzare i diritti e i regolamenti, e a rafforzare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, trattando questi ultimi come importanti indicatori del miglioramento dell’ambiente commerciale.
La Cina assorbe la tecnologia necessaria al proprio sviluppo economico attraverso le transazioni di diritti di proprietà intellettuale. A partire dal 2001, la Cina ha registrato una crescita media del 17% annuo in termini di oneri pagati all’estero per i diritti di proprietà intellettuale; nel 2017, tale cifra ha raggiunto i 28,6 miliardi di dollari. La Cina vanta un ampio mercato ed è ricca di risorse; il suo livello di apertura continua a crescere, i diritti e gli interessi dei capitali provenienti dall’estero sono garantiti in modo efficace ed il numero dei progetti a capitale estero, così come le somme investite, stanno aumentando molto velocemente. La Cina è il paese in via di sviluppo che attira il maggiore volume di capitali dall’estero da una ventina d’anni a questa parte, ed è sempre presente nella lista delle migliori destinazioni degli investimenti delle aziende transnazionali.
In terzo luogo, la Cina espanderà con risolutezza l’apertura e promuoverà un tipo d’innovazione aperta.
Nell’arco dei 40 anni trascorsi da quando è stata lanciata la politica di riforma e apertura, la Cina ha beneficiato molto dal sistema aperto ed innovativo ed ha compreso profondamente l’importanza dell’apertura e dell’innovazione.
In futuro, l’umanità si troverà di fronte a un ambiente di vita ancora più complesso.
La scienza e la tecnologia sono le chiavi per risolvere molte delle questioni spinose ancora da affrontare e l’importanza della cooperazione scientifica internazionale è destinata ad aumentare. Dunque, indipendentemente dai cambiamenti che potrebbero verificarsi nell’ambiente esterno, la Cina continuerà a portare avanti l’apertura e l’innovazione, partendo dalla premessa del continuo rafforzamento della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, e accoglierà con favore tutti quei  paesi che vorranno avviare vari tipi e modelli di cooperazione tecnologica con la Cina.


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