Home
  • Home
  • News
  • Orient Express
  • “Aggressione economica”, nuova versione della teoria della “minaccia cinese” inventata dagli USA

“Aggressione economica”, nuova versione della teoria della “minaccia cinese” inventata dagli USA

6 luglio 2018 News Orient Express


I recenti attriti sorti tra Cina e Usa in materia commerciale si stanno tramutando in una vera e propria guerra. Negli ultimi 3 mesi gli Stati Uniti hanno ripetutamente “soffiato sul fuoco” con minacce, intimidazioni e la chiara volontà d’imporre tasse punitive su decine o centinaia di miliardi di dollari di prodotti cinesi importati. Queste provocazioni irragionevoli si fondano sull’idea sensazionalistica di “aggressione economica” montata ad arte dal governo statunitense.

Di recente, il capo del Consiglio nazionale sul commercio della Casa Bianca, Peter Navarro, ha rilasciato un rapporto intitolato “Come l’aggressione economica della Cina minaccia le tecnologie e la proprietà intellettuale degli Stati Uniti e del mondo (How China’s Economic Aggression Threatens the Technologies and Intellectual Property of the United States and the World)”, in cui dipinge la Cina come un pericolo per le economie del mondo. Tuttavia a marzo scorso, quando Donald Trump ha firmato il memorandum presidenziale contro la Cina, è stato lui ha definire quest’ultimo come “un’aggressione economica” nei confronti di Beijing.

Prendendo in considerazione il criterio con cui gli Stati Uniti parlano di “aggressione economica” ci si rende conto che a tutt’oggi sono proprio loro ad aver aggredito economicamente gran parte del mondo. Ad esempio, nel caso del surplus commerciale del Canada, l’amministrazione Trump ha deciso di imporre dei dazi doganali per soddisfare esigenze di “sicurezza nazionale.” Un altro esempio è la controversia emersa negli ultimi due anni con Ruanda, Kenya, Tanzania, Uganda e altri paesi dell’Africa orientale sui dazi doganali diretti alle importazioni di abiti di seconda mano dagli Stati Uniti.

La cooperazione tra la Cina e le altre nazioni è finalizzata al mutuo vantaggio, e molti Paesi la pensano così. Nel corso del terzo Forum sugli investimenti in Africa, tenuto in Senegal alla fine dell’anno scorso, il presidente senegalese Macky Sall ha chiaramente affermato che “l’epoca dell’Africa è adesso”. In un altro caso, dopo le accuse mosse da alcuni media Usa sul progetto cooperativo tra Cina e Porto Hambantota in Sri Lanka, definito una “trappola del debito cinese”, alcuni parlamentari cingalesi hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale hanno stigmatizzato pubblicamente la disinformazione fatta da due giornalisti locali per conto di alcuni media Usa.

In un quadro di competizione globale, gli Stati Uniti si sono serviti della loro forza militare, finanziaria e tecnico-scientifica per perseguire in modo cieco dei benefici illusori senza tener conto delle conseguenze. Gli Usa hanno inoltre definito “aggressione economica” la maggiore apertura e cooperazione con l’estero, e la salvaguardia del sistema di libero scambio da parte della Cina. Tuttavia queste accuse rappresentano solo una scusa per giustificare il loro unilateralismo e protezionismo commerciale.

In queste esternazioni insensate con cui la Casa Bianca intende colpire la Cina emerge un fatto chiaro e visibile: negli ultimi 40 anni il Paese è stato impegnato nel processo di riforma e di apertura, e non ha mai ceduto a pressioni, gelosie e interferenze esterne. La Cina ha inoltre beneficiato di nuove politiche che l’hanno aiutata a crescere e ad integrarsi all’interno della comunità internazionale. Se la Cina sta bene, anche il mondo ne otterrà vantaggio e il Paese desidera contribuire ancor di più al benessere di tutti.

 

 


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *