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IL PRESIDENTE XI JINPING AL WORLD ECONOMIC FORUM

20 gennaio 2018 Orient Express


Davos quest’anno ha accolto come ospite d’onore il presidente cinese Xi Jinping, che è riuscito a presentarsi all’élite mondiale come l’ultimo bastione della globalizzazione e del libero mercato.

Si è cimentato in un’operazione che confronta la portata globale del “soft power cinese” messo in atto dal Presidente, e il “riflusso protezionista” che ha invaso tutto l’occidente culminando con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti.   Il fatto che sia il presidente cinese e segretario del Partito comunista a farlo è un paradosso, testimonianza dello stato di transizione e di contraddizione in cui si trova oggi l’ordine liberale occidentale.

Xi Jinping ha iniziato il suo discorso citando non Confucio, ma Charles Dickens: “Era il tempo migliore e il tempo peggiore”, questo a indicare che, benché gli indicatori macroeconomici siano grandemente positivi a livello globale, “molte persone si chiedono: che cosa sta andando male nel mondo? Il colpevole di questa apparente confusione è stato individuato da molti  nella globalizzazione.”

Xi Jinping ha indicato che, a suo giudizio, la globalizzazione non è la causa dei problemi e del malcontento che molte economie sviluppate stanno sperimentando, ma sono state l’eccessiva “ricerca di profitto” e la cattiva regolamentazione dei mercati finanziari; anche il problema della diseguaglianza richiede  la necessità di aumentare l’innovazione come principale motore della crescita globale. Tutti argomenti di cui Xi Jinping parla con grande autorità e consapevolezza.

“L’economia mondiale ha bisogno di profonde riforme e abbracciare il protezionismo peggiora soltanto la situazione” ha poi concluso.


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