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I PONTI DI XI O I MURI DI TRUMP?

22 novembre 2016 Greta Ubbiali Orient Express


Concluso a Lima il vertice Apec, l’Organizzazione per la Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica. Sono 21 i Paesi che si riuniscono sotto questa sigla e si affacciano sull’Oceano Pacifico. Un blocco che rappresenta il 57% dell’economia globale, tre miliardi di abitanti (pari al 40% della popolazione mondiale) e il 50% delle esportazioni di tutto il mondo.

Nei due giorni di summit il tema centrale di discussione è stato l’accordo di libero scambio tra i Paesi membri. Grandi protagonisti Pechino e Washington. Ma mentre la Cina si apre alla globalizzazione, gli Stati Uniti vorrebbero chiudersi a suon di dazi e isolazionismo, stando alle parole del vincitore delle ultime presidenziali Donald Trump.

L’accordo commerciale più conosciuto è il Trans-Pacific Partnership (Tpp). É stato firmato da dodici Paesi il febbraio scorso a Wellington, in Nuova Zelanda, dopo sette anni di trattative e ne fanno parte Stati Uniti, Canada, Cile, Messico, Perù, Australia, Brunei, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam. Queste nazioni insieme contribuiscono al 36% dell’economia globale. Il patto non comprende la Cina che però fa parte del RCEP, il cosiddetto accordo di partenariato economico globale: una visione alternativa del libero scambio in Asia che attualmente non comprende i paesi delle Americhe.

Il Tpp naviga in cattive acque. Il neo-eletto presidente Donald Trump ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di uscire da questo accordo, definendolo disastroso per i lavoratori e l’economia americana, e minacciando dazi contro Cina e Messico. Barack Obama, che aveva firmato l’accordo, durante il suo ultimo viaggio all’estero prima di lasciare la Casa Bianca a gennaio, ha rassicurato gli altri paesi dicendo che abbandonare il Tpp sarebbe un errore per gli Stati Uniti e ha parlato a porte chiuse con i capi di stato delle economie coinvolte.

I paesi dell’Apec sono preoccupati per il protezionismo americano e vogliono raggiungere presto un accordo. La Cina si propone come alfiere di una nuova alleanza economica e in occasione del vertice ha messo in guardia contro la “politicizzazione” degli accordi commerciali e ha detto che non dovrebbero essere solo per le economie ricche. I funzionari cinesi hanno inoltre dichiarato che sempre più paesi stanno cercando di entrare a far parte di un blocco commerciale al cui capo c’è la Cina dopo che la vittoria elettorale di Donald Trump ha sollevato timori sulle limitazioni per il libero scambio. Già oggi la Cina è il maggiore partner commerciale di circa 140 Paesi nel mondo e dal 2013 sta portando avanti un’iniziativa di sviluppo infrastrutturale chiamata “One Belt, One Road” (“Una cintura, una via”) promettendo investimenti e accordi di libero scambio.

“Riaffermiamo il nostro impegno a mantenere i nostri mercati aperti e a lottare contro tutte le forme di protezionismo” hanno dichiarato i leader dei paesi dell’Apec dopo il summit di Lima. In una dichiarazione finale hanno detto che tanto il Tpp che il Rcep sono percorsi validi per una più ampia zona di libero scambio della regione Asia-Pacifico.


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